mercoledì 22 agosto 2012
mercoledì 30 maggio 2012
L'anteprima pirata non fa male alla musica
PI: L'anteprima pirata non fa male alla musica
Un nuovo studio evidenzia l'effetto benefico della circolazione di album in pre-release. L'incremento nelle vendite è marginale, ma c'è. Quel che sicuramente non c'è è l'effetto negativo
Roma - Forse il P2P non salverà la musica, ma di certo aiuta a vendere qualche album in più: lo sostiene uno studio realizzato presso la North Carolina State University, che si fa forte del suo peso statistico preciso e dettagliato e spazza via le tradizionali geremiadi delle major del disco su quanto sia pericolosa e dannosa la circolazione dei contenuti musicali prima della loro distribuzione sul mercato.
Le etichette discografiche hanno da tempo stabilito come prioritario il contrasto alla distribuzione di musica in pre-release sulle reti di P2P, ma i dati raccolti da Robert Hammond della NCSU vanno nella direzione contraria: le release in anticipo rispetto all'uscita sul mercato non influenzano negativamente le vendite, anzi aiutano a incrementarle - anche se solo marginalmente.
Hammond ha tratto le proprie conclusioni lavorando su statistiche di download raccolte tra il maggio del 2010 e il gennaio del 2011, su quello che viene definito il più grande tracker BitTorrent privato per appassionati di musica: in totale sono state analizzate le correlazioni tra download-vendite di 1.095 album di 1.075 artisti diversi.
Lo studio rivela come l'incremento di vendite ci sia solo nel caso di artisti già baciati da chiara fama e comunque in ogni caso il P2P non ha portato a nessun segno evidente di vendite danneggiate.
A rafforzare la validità della tesi di Hammond arriva il commento a latere dell'ex-CEO di Warner Music: se la musica è di valore, l'anteprima non può che aiutare.
mercoledì 9 maggio 2012
Come masterizzare un CD da 90 minuti
PROBLEMA
Avete acquistato supporti da 90 o 99 minuti perché, per i vostri dati,
i normali CD da 650 MB non sono sufficienti. Succede tuttavia che il
masterizzatore li espelle senza inciderli, oppure che il programma di
masterizzazione dice che lo spazio sul supporto è insufficiente (non
c'è da stupirsi visto che mostra solo una capacità di 700 MB ossia 80
minuti per supporto) e che il supporto non è conforme alle specifiche.
Come convincere il masterizzatore ad accettare questo supporto
extra-lungo?
SOLUZIONE
Masterizzatore e programma di masterizzazione devono supportare i
supporti extra-lunghi, non conformi alle specifiche sui CD. Per
scoprire se il vostro masterizzatore li riconosce, consultate il
manuale oppure visitate il sito web del produttore o ancora i siti
http://www.disc4you.com/news/99min.html e
http://www.cdspeed2000.com/go.php3?link=99min.html. Se necessario, si
può provare a "convincere" la periferica aggiornando il firmware. Se
anche il firmware non risolve il problema, significa che il
masterizzatore non li riconosce proprio.
Ecco i programmi che accettano supporti da 90 e 99 minuti: tutte le
versioni di Clone-CD e Blindwrite (nel SERVICE DISC allegato a PC
WORLD ITALIA di gennaio 2002), CDR-Win a partire dalla versione 3.8c,
Discjuggler dalla versione 3.0, Nero Burning ROM dalla versione
5.0.1.3, Win on CD dalla versione 3.8 e Feurio dalla versione 1.51.
Solo Easy CD Creator di Roxio arriva, anche nella versione attuale 5,
al massimo agli 80 minuti.
Per i supporti extra-lunghi non occorrono impostazioni speciali. Unica
eccezione è Nero Burning ROM, in cui, nel tipo di compilation, per
esempio CD AUDIO, sotto SCRIVI è necessario fare clic sull'opzione
DISC-AT-ONCE, in FILE/PREFERENZE/CARATTERISTICHE AVANZATE selezionate
la voce ATTIVA LA MODALITÀ OVERBURN UTILIZZANDO IL METODO DISC-AT-ONCE
e nel parametro LUNGHEZZA MASSIMA impostate l'indicazione
corrispondente in minuti, per esempio 89 e 59 per i supporti da 90
minuti. La compatibilità di quelli da 99 minuti al momento è ancora
troppo limitata per un loro uso pratico.
Il programma di masterizzazione riconosce solo un supporto da 80
minuti con una capacità di 700 MB, ma questo non deve preoccupare.
Questi supporti corrispondono infatti allo standard. Basta ignorare il
messaggio. Una volta che il programma riconosce i supporti
extra-lunghi, li masterizzerà senza problemi.
Avete acquistato supporti da 90 o 99 minuti perché, per i vostri dati,
i normali CD da 650 MB non sono sufficienti. Succede tuttavia che il
masterizzatore li espelle senza inciderli, oppure che il programma di
masterizzazione dice che lo spazio sul supporto è insufficiente (non
c'è da stupirsi visto che mostra solo una capacità di 700 MB ossia 80
minuti per supporto) e che il supporto non è conforme alle specifiche.
Come convincere il masterizzatore ad accettare questo supporto
extra-lungo?
SOLUZIONE
Masterizzatore e programma di masterizzazione devono supportare i
supporti extra-lunghi, non conformi alle specifiche sui CD. Per
scoprire se il vostro masterizzatore li riconosce, consultate il
manuale oppure visitate il sito web del produttore o ancora i siti
http://www.disc4you.com/news/99min.html e
http://www.cdspeed2000.com/go.php3?link=99min.html. Se necessario, si
può provare a "convincere" la periferica aggiornando il firmware. Se
anche il firmware non risolve il problema, significa che il
masterizzatore non li riconosce proprio.
Ecco i programmi che accettano supporti da 90 e 99 minuti: tutte le
versioni di Clone-CD e Blindwrite (nel SERVICE DISC allegato a PC
WORLD ITALIA di gennaio 2002), CDR-Win a partire dalla versione 3.8c,
Discjuggler dalla versione 3.0, Nero Burning ROM dalla versione
5.0.1.3, Win on CD dalla versione 3.8 e Feurio dalla versione 1.51.
Solo Easy CD Creator di Roxio arriva, anche nella versione attuale 5,
al massimo agli 80 minuti.
Per i supporti extra-lunghi non occorrono impostazioni speciali. Unica
eccezione è Nero Burning ROM, in cui, nel tipo di compilation, per
esempio CD AUDIO, sotto SCRIVI è necessario fare clic sull'opzione
DISC-AT-ONCE, in FILE/PREFERENZE/CARATTERISTICHE AVANZATE selezionate
la voce ATTIVA LA MODALITÀ OVERBURN UTILIZZANDO IL METODO DISC-AT-ONCE
e nel parametro LUNGHEZZA MASSIMA impostate l'indicazione
corrispondente in minuti, per esempio 89 e 59 per i supporti da 90
minuti. La compatibilità di quelli da 99 minuti al momento è ancora
troppo limitata per un loro uso pratico.
Il programma di masterizzazione riconosce solo un supporto da 80
minuti con una capacità di 700 MB, ma questo non deve preoccupare.
Questi supporti corrispondono infatti allo standard. Basta ignorare il
messaggio. Una volta che il programma riconosce i supporti
extra-lunghi, li masterizzerà senza problemi.
Scambiare, vendere, barattare e regalare
SITO WEB PER SCAMBIARE, VENDERE, BARATTARE E REGALARE OGGETTI [www.riciklo.com] | Chicche di Cala
Capita a tutti di avere oggetti che per qualche ragione non utilizziamo più o che, semplicemente, non ci piacciano più, e di cui non sappiamo cosa fare. Da qualche giorno ho scoperto questa chicca, www.riciklo.com, con la quale è possibile rimettere facilmente in circolo proprio questi oggetti. Tra le novità interessanti c’è il fatto che si riesca a scambiare, a vendere, addirittura a compensare (scambiare un oggetto con un altro oggetto con l’aggiunta di denaro) e, per chi vuole, anche regalare. Inoltre è anche possibile proporre i propri oggetti a più utenti contemporaneamente, in maniera da aumentare le probabilità di raggiungere un accordo. Il sito è di facile utilizzo, ma vi consiglio di leggere le Regole Del Gioco prima di iniziare. E’ ottimo per gli smanettoni amanti dell’informatica, per le mamme in cerca di abbigliamento per sè e per i propri figli e, per chi, semplicemente, si prepara al Natale; insomma, per chi vuole divertirsi a mettere in circolo i propri oggetti in cambio di altri o ricavare qualche entrata extra lietamente imprevista.
giovedì 26 aprile 2012
Contrappunti/ La carta e i bit. I bit e la carta
PI: Contrappunti/ La carta e i bit. I bit e la carta
Un solo utente, più dispositivi. Compreso il caro vecchio libro analogico. Editori, siete avvisati: avete visto cosa è successo ai discografici? Non rifate gli stessi errori
Contrappunti/ La carta e i bit. I bit e la cartaRoma - Una delle ragioni per cui sono abbonato alla versione digitale de La Repubblica è questa: è stato il primo grande giornale italiano, dopo un periodo di stordimento iniziale che ha colpito tutti gli editori, ad offrire ai lettori un unico abbonamento digitale indipendente dalle piattaforme. Il quotidiano arriva ogni mattina su iPad, sul cellulare, sul desktop del computer. Lui insegue me e io non devo inseguire lui. Oggi sembra banale ma c'è stato un periodo in cui non lo era affatto e gli editori avevano immaginato di chiedere abbonamenti diversi per lo stesso prodotto su differenti piattaforme. Poi sono rinsaviti.
Una delle ragioni per cui sono abbonato a Internazionale è che ogni abbonato alla versione cartacea del settimanale (sottoposto come tutti alle paturnie del sistema postale italiano) riceve, compreso nel prezzo, l'accesso immediato alla versione digitale del magazine. Probabilmente in futuro non sarà più così, ma per ora ci sono momenti e luoghi nei quali la lettura su carta continua ad avere un senso, altri nei quali la velocità e l'immediatezza del giornale di bit prevalgono.
Qualche giorno fa Nicholas Carr sul suo blog citava il caso dei dischi di vinile all'interno dei quali alcune case discografiche hanno iniziato a inserire credenziali che consentono agli acquirenti di scaricare la medesima musica in formato digitale: una sorta di mutuo soccorso dove il mondo dei bit soccorre quello dei supporti, magari affascinanti ma ormai preferiti solo da una nicchia di audiofili più o meno raffinati. In attesa che le cose cambino definitivamente vecchio e nuovo ambiente giustamente si completano l'un l'altro.
Lo stesso vado ripetendo da tempo per i libri elettronici e lo stesso fa Carr nel suo articolo citato: in molti casi un certo numero di lettori (e io fra loro) sarebbero disposti a pagare il prezzo della versione cartacea di un libro a patto che all'interno di quel medesimo prezzo fosse compresa anche la versione elettronica: posso pagare (forse, e solo in certi casi) il costo di un testo in brossura, magari un romanzo di quelli ingombranti che è scomodo e pesante da portare in viaggio, oppure un manuale o un saggio che desidero poter sottolineare con una matita, ma non comprerò mai lo stesso libro due volte per averlo a disposizione anche in formato digitale.
Il mercato degli ebook mi costringe a scegliere, e un numero sempre maggiore di persone nel mondo sceglie la versione digitale. Così facendo il nuovo mercato in espansione cannibalizza quello non ancora morto dell'editoria cartacea. Nel frattempo gli editori mostrano la tendenza a compiere con esattezza gli stessi errori che l'industria musicale ha compiuto nell'ultimo decennio. Formati non compatibili, DRM, campagne di stampa sulla pirateria canaglia, un corteo di comportamenti noti e che si sperava superati suggeriscono di immaginare gli strateghi del mercato editoriale elettronico come strani esseri appena estratti da un congelatore nel quale sono rimasti ibernati negli ultimi 15 anni.
Invece che tentare di gestire la transizione conducendo i propri lettori a cavallo fra vecchi e nuovi formati, gli editori di libri sembrano oggi in dolorosa balia del nuovo. Razionali conti economici fatti a tavolino, grandi timori e antiche abitudini impediscono di invertire l'assioma secondo il quale il prodotto precede il cliente e la varietà dei formati è un comodo moltiplicatore economico. Per le aziende in cui il valore oggi si trasporta dentro pacchetti di bit sembrerebbe essere vero l'esatto contrario. Il tentativo di lasciare separati ambienti conosciuti ed inediti contesti digitali rischia di aumentare i problemi del periodo di mezzo (che nei paesi a bassa innovazione come il nostro sarà verosimilmente piuttosto lungo) e contribuisce a sedimentare un inutile risentimento verso l'ambiente digitale che non fa bene alle aziende e non giova ai lettori. Occorre elaborare il lutto e come scriveva Franco Carlini molti anni fa "rassegnarsi a collaborare, rassegnarsi alla pace".
Se l'anonimo smentisce l'anonimo
PI: Se l'anonimo smentisce l'anonimo
Roma - Anonymous attacca il sito dell'On. Binetti. E Miss Padania. E pure il sito di un parlamentare UDC. No, contrordine: non è stato Anonymous, e lo dice Anonymous. Quello vero. Ma chi è Anonymous?
la pagina oggetto di defacement sul sito di miss padania
Bella domanda. Forse bisognerebbe spiegare o ricordare a tutti da dove viene Anonymous: nasce su 4chan, in particolare su /b/, e altro non è che la rappresentazione dell'utente che posta su quella bacheca senza inserire uno pseudonimo. Se non sei te stesso, sei anonymous: anonymous è chiunque, anonymous sono io, sei tu, anonymous è nessuno. Anonymous è un'intelligenza collettiva, anarchica, in perenne mutamento, senza capi, con i singoli che entrano e escono come e quando gli pare, con chiamate alle armi fortunate che si trasformano in azioni eclatanti, e altre che muoiono da sole vittime della loro scarsa popolarità senza che il grande pubblico ne sappia nulla.
Gli esordi del "movimento" Anonymous sono dunque su 4chan, e poi sbarcano nel resto della Rete quando inizia la fantastica storia di Anonymous contro Scientology (parliamo del 2008): ne abbiamo parlato a lungo su queste pagine, tra manifestazioni davanti alle sedi della confessione delle star e dimostrazioni simboliche online. Il tutto è finito (anche) a carte bollate. Poi la cosa si è andata un po' sgonfiando, e per un po' di Anonymous si è sentito parlare meno. Ma chi resta con le mani in mano, dopo aver scoperto che si può attirare l'attenzione della stampa e dell'opinione pubblica su un tema che gli sta a cuore, semplicemente imbastendo un po' di caos in Rete? Nessuno.
E venne il momento di Wikileaks, dei cablo diplomatici, di Assange e della stretta ai fondi al sito delle soffiate. E allora Anonymous riprese linfa e vitalità: operazione su operazioni (#op le chiamano), assalti a Visa, Mastercard, Paypal. Il cannone a ioni degli anonimi (LOIC) mieteva vittime, prima solo tra chi era direttamente coinvolto nella faccenda Wikileaks, poi allargando il cerchio ad aziende e istituzioni ritenute non in linea con le aspirazioni di volta in volta ecologiste, antiguerrafondaie, anticapitaliste di chi in quel momento si metteva la maschera di Guy Fawkes e utilizzava il vessillo di Anonymous per rivendicare le proprie azioni.
La scelta di Guy Fawkes come feticcio, riprendendo a piene mani l'iconografia di V per Vendetta (pane quotidiano per chi si ritrova nelle idee movimento, manifesto del movimento anarchico soprattuto nella versione graphic novel più che in quella hollywoodiana), non è un caso: nel fumetto e nel film c'è un collettivo fatto da persone di ogni sesso, razza, religione, convinzione politica, che si ritrova unita nella causa comune di rovesciare l'ordine costituito per riportare il potere in mano al popolo. E Anonymous punta a questo: usare la Rete come strumento in mano alla collettività per riportare un po' del potere in mano a pochi nelle mani dei più (se state pensando alla faccenda dell'1 per cento contro il 99 del movimento #occupy, state pensando bene).
Ma non finisce qui, eh: Antisec, LulzSec, la guerra ai Narcos messicani, il movimento #occupy, la primavera araba, la Grecia, ci sono decine di esempi di vicende che hanno attirato l'attenzione degli Anonymous. Gli hacktivisti, il termine coniato per descrivere la nuova forma di protesta che si svolge a cavallo tra dentro e fuori la Rete, sono una comunità variegata: Anonymous è un nome collettivo, dunque all'interno di un movimento magmatico e informe si muovono personaggi di ogni tipo. Ci sono quelli che vogliono combattere il signoraggio bancario, ci sono quelli che vogliono affermare l'importanza di una riforma del diritto d'autore, ci sono coloro che sostengono a spada tratta la libertà di espressione e di informazione. Ciascuno porta avanti la propria "crociata", a volte raccogliendo il plauso di tutto il collettivo, altre volte entrando addirittura in contrasto con altre fazioni e finendo per farsi la guerra tra Anonymous. Un'autentica democratizzazione polverizzata della protesta, bellissima e praticamente illeggibile.
Anonymous è tutto questo. Non ha un capo, un comitato direttivo, un portavoce, una linea politica, una linea editoriale, una linea di comando. Anonymous è una scatola vuota: chiunque può metterci dentro quello che vuole, ciascuno può affermare di essere un Anonymous. Certo, dentro (o dietro) Anonymous ci sono hacker molto in gamba, forse i migliori in circolazione: ma ci sono anche un sacco di script kiddies, neofiti che vengono teleguidati da chi è più esperto di loro o da semplici guide trovate online, che stanno lì per fare numero. E, tutto sommato, la linea che distingue un hack da un crack, una dimostrazione dal teppismo, si sta facendo sempre più sottile: in un epoca in cui ogni giorno vengono lanciati decine di attacchi verso i bersagli più disparati, tenere traccia e garantire l'identificazione delle proteste più significative diventa complicato. Gli Anonymous hanno una dote non comune che è innegabile: sono abilissimi a gestire le relazioni coi mezzi di informazione, sfruttandoli per fare da cassa di risonanza per le loro azioni.
La scena finale di V per Vendetta (solo un link, Youtube non permette l'embed, chissà perché), versione fratelli Wachowski, è il perfetto prototipo di quanto si sta qui sostenendo. "Chi era lui?" chiede l'ispettore. E Natalie Portman gli risponde: "Era Edmond Dantès. Ed era mio padre. E mia madre. Mio fratello. Un mio amico. Era lei. Ero io. Era tutti noi". Anonymous è chiunque, Anonymous sono io, sei tu, Anonymous è nessuno.
Sostenere che gli attivisti italiani smentiscano che a violare il sito dell'On. Binetti sia stato Anonymous è una sciocchezza. Occorre mettersi in testa che non sarà più possibile identificare un colpevole, un mandante per un'azione dimostrativa: Internet è anche questo, che piaccia o no. Ci sarà un esecutore materiale, forse, ma è davvero l'intelligenza collettiva ad essere madre e padre assieme di queste iniziative. Qualunque ricostruzione giornalistica che citi "fonti interne al movimento" è destinata a fallire, a essere smentita dai fatti: uno solo o cento, tutti possono essere Anonymous. Se è stato un singolo personaggio a compiere i gesti di oggi, ha tutto il diritto di firmarsi Anonymous: che agli altri hacktivisti piaccia oppure no, nessuno può smentire o confutare che un'azione come quella di oggi sia davvero o meno un'azione di Anonymous. We are Anonymous.
Luca Annunziata
Italia, prestito digitale senza limiti
PI: Italia, prestito digitale senza limiti
Accordo tra MediaLibrary e BookRepublic per estendere le libertà concesse agli utenti delle biblioteche che prendono in prestito gli ebook: il tutto grazie al watermark lending
Roma - MediaLibraryOnLine (MLOL), il network italiano che raccoglie 2.300 biblioteche pubbliche per la condivisione di contenuti elettronici, potrà offrire in prestito i libri disponibili in digitale senza limiti di tempo e con la sola protezione del social DRM costituito dai contrassegni watermark.
A poco meno di due anni dall'esordio di MLOL, questa novità non da sottovalutare è stata possibile grazie all'accordo raggiunto con BookRepublic, piattaforma di distribuzione e vendita di ebook, in base al quale per i possessori di una tessera bibliotecaria sarà "possibile prendere a prestito ebook dalla biblioteca e trattenerli senza limiti di tempo archiviandoli sul proprio pc, tablet o smartphone".
Il tutto legalmente grazie all'appoggio di alcuni editori che hanno ritenuto più opportuno accogliere le istanze dei consumatori di ebook e di conseguenza provare a combattere la pirateria dei libri digitali concedendo questo tipo di libertà ai lettori ed agevolando il consumo legale degli stessi, provando così a rendere meno appetibile il download illegale di ebook.
Tecnicamente si tratta di mettere nei circuiti bibliotecari ebook contrassegnati con watermark (o Social DRM) che, a differenza di sistemi come DRM Adobe, non pone limiti agli utenti né di tempo né rispetto ai supporti utilizzabili per la loro lettura.
Con i watermark, in pratica, ogni ebook confina al suo interno le informazioni relative alla biblioteca di origine del prestito, all'utente che prende il testo in prestito e al download, rendendo così tracciabili eventuali usi impropri.
Dal punto di vista del circuito bibliotecario, poi, ogni lettore accreditato avrà la possibilità di scaricare un ebook ogni 14 giorni e tale copia rimarrà occupata per i 14 giorni successivi, periodo in cui sarà soltanto prenotabile da altri utenti (a meno che la biblioteca non ne abbia acquistate più copie).
I primi editori a rendere disponibili i loro cataloghi con questa nuova modalità sono 40K, Codice, Edizioni Ambiente ‐ Emmabooks, FAG, Giuntina, Instar / Blu Edizioni ‐ Iperborea, ISBN‐ La Nuova Frontiera, Ledizioni, Leone verde, Maestrale, minimum fax, Nottetempo, Nutrimenti, O barra O, Saggiatore, Stampa Alternativa e Voland.
Il circuito delle biblioteche italiane che offrono contenuti digitali in prestito, insomma, nel suo piccolo (perché sono solo una parte minoritaria del totale) sta presentando un modello innovativo, il watermark lending, notevole per il settore e quasi in controtendenza rispetto ai tanti grattacapi creati da editori che, non volendo rilasciare i loro contenuti senza lucchetti, hanno creato blocchi alla circolazione dei libri in prestito. Da ultimo è stato Penguin Group a cancellare, dopo diversi ripensamenti e problemi, il suo servizio di prestito escludendo le nuove uscite a partire dal 10 febbraio dal circuito bibliotecario statunitense servito dal servizio di distribuzione OverDrive.
Iscriviti a:
Post (Atom)
